Cancro da HPV: molecola può bloccare l’assemblaggio del virus

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Il ventaglio di strategie preventive contro il virus del papilloma umano, responsabile del tumore della cervice uterina, potrebbe  presto arricchirsi di un nuovo elemento, una molecola macrociclica capace di interferire nel ciclo biologico del virus, bloccandone la diffusione nell’ospite.

In letteratura sono noti 100 tipi di virus del papilloma umano (HPV), 40 dei quali trasmissibili per via sessuale. La maggior parte delle infezioni sono asintomatiche e non sfociano in malattie. Tuttavia, alcuni tipi virali possono causare tumori maligni alla cervice (o collo dell’utero), al cavo orale, all’ano, all’esofago ed alla laringe. In particolare, gli HPV 16 e 18 sono responsabili del 70% dei casi di cancro della cervice.

I programmi di vaccinazione preventiva contro i tipi 16 e 18 sono disponibili gratuitamente in diversi paesi per le teenagers (età generalmente inferiore ai 12 anni in Italia). Ciononostante, le strategie di vaccinazione attuali sono type-specific, costose ed in più richiedono servizi di catena del freddo, requisiti poco in linea con le (scarse) risorse soprattutto dei paesi in via di sviluppo.

L’HPV è un virus a dsDNA circolare il cui virione maturo è costituito da un capside icosaedrico formato da 72 capsomeri organizzati in pentameri o esameri. Le proteine del capside sono due e si chiamano L1 e L2. Il virus utilizza queste due proteine per agganciare le cellule ed infettarle. Una volta entrato, dal DNA virale viene espressa in successione una serie di proteine che promuovono  un’aberrante replicazione cellulare, che può sfociare in carcinomi della cervice uterina.

Una possibile strategia molecolare preventiva potrebbe essere quella di impedire al virus di infettare le cellule. Alcuni ricercatori della Jilin University, Cina, hanno percorso questa strada e sono arrivati a dimostrare che il CP5A, un derivato idrofilo del pillarene (una macromolecola ciclica composta da unità di idrochinoni), è in grado di legare ad alta affinità specifici residui aminoacidici (arginine, lisine ed istidine) della proteina L1 di HPV16, e pertanto potrebbe ostacolare la formazione dei capsomeri, bloccando così la maturazione delle particelle virali.

Pillarene_1_300mCP5A, sale sodico del carbossilatopillar[5]arene

Margaret Stanley, ricercatrice dell’Università di Cambridge nel Regno Unito esperta di HPV, a fronte dei risultati raggiunti dagli autori di questo studio, ha voluto smorzare l’entusiasmo della scoperta precisando che, pur comportando il blocco significativo della trasmissione, l’inibizione dell’assemblaggio del virione non necessariamente sarebbe efficace nell’abbattere il livello di infezione nel soggetto già attaccato dal virus. Naturalmente, ciò è dovuto al fatto che il genoma virale permane nelle cellule ed è potenzialmente capace di riattivarsi dopo la fine di qualsiasi trattamento con inibitori.

 

Reference: D-D Zheng et alChemCommun., 2014, DOI: 10.1039/c3cc49789e

 

Immagine in evidenza: HPV, PDB: 1L0T. Fonte: VirusWorld

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